Gifra Cognome
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Gifra Cognome Utente Inviato:
GIFRA(olim Giuffra). Arma: palato d'azzurro e d'oro di sei pezzi, alla banda del primo [azzurro] attraversante sul tutto. Stemma a pag 80 dello stemmario Mattei. Il Mattei è uno stemmario a colori manoscritto conservato presso la Biblioteca del Collegio Araldico di Roma.
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| Luogo | Incidenza | Frequenza | Rango nella zona |
|---|---|---|---|
| Spagna | 96 | 1:487,000 | 24,732 |
| Italia | 4 | 1:15,289,172 | 132,955 |
| Francia | 2 | 1:33,211,361 | 423,184 |
| Perù | 2 | 1:15,892,062 | 51,966 |
| Repubblica Dominicana | 1 | 1:10,432,932 | 36,508 |
| Indonesia | 1 | 1:132,249,194 | 811,426 |
| Stati Uniti d'America | 1 | 1:362,458,933 | 1,988,048 |
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Gifra Cognome Significato
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GIFRA(olim Giuffra). Arma: palato d'azzurro e d'oro di sei pezzi, alla banda del primo [azzurro] attraversante sul tutto. Stemma a pag 80 dello stemmario Mattei. Il Mattei è uno stemmario a colori manoscritto conservato presso la Biblioteca del Collegio Araldico di Roma. Lo stemmario fu redatto dal Conte Edgardo Mattei nel 1875 che nella prefazione lo descrive come una raccolta di 6000 arme difamiglia Italiane prelevate da pergamene antiche, da monumenti, e piùspecialmente nelle chiese, ecc. Alias (non suffragato da documentazione): d'azzurro, a due pali d'argento, attraversati da unabanda di rosso; al capo d'oro caricato di un'aquila di nero (dell'Impero). (RivistaAraldica, anno VII, 1909, p. 659). I Gifra, sono un ramo dei Giuffra diCassanesi di Tribogna (GE), trasferitosi in Novi Ligure dove si imparentò con iGirardengo. Lì, il cognome, per corruzioni dialettali ed ortografiche, variòdapprima in Giffra e ulteriormente nella forma attuale Gifra(vedi albero genealogico della famiglia in appendice). Giuseppe Giuffra, diFrancesco, appartenente al ramo che usò il soprannome di famiglia Montanari,nato a Tribogna il 19-3-1751, sposò Maria Caterina Cuneo a Moconesi Alto il2-10-1777. Giuseppe e Maria Caterina, a cavallo degli anni 1778-1779, sitrapiantarono in Novi Ligure, possedimento della Repubblica di Genova, dove sidedicarono al commercio di tessuti, (già preceduti dal prozio Andrea, fratellodell'avo Agostino Giuffra). Nel figlio di Giuseppe, Giovanni, secondo di settebambini, battezzato alla parrocchia di S. Pietro di Novi nel 1780, il cognomenell'atto è Giufra e, nell'atto di morte del 1852, è Giffra, nelfiglio di Giovanni, Lorenzo, il cognome nell'atto di battesimo (1811) è ancora Gifframa, nell'atto di morte (1891), è Gifra. Si venne a creare così, percorruzioni ortografiche (cosa che avviene ancora oggigiorno), il cognome Gifra.I Gifra si propagarono in Genova, Valencia (Spagna), Milano, Monacoprincipato, Busalla (GE), Serravalle S. (AL), Arquata S. (AL) e Varinellad'Arquata, Predosa (AL), Vignole Borbera (AL) ed altre località. Con DomenicoGiovanni Gifra un ramo della fam. si trasferì in Vignole Borbera, Val Borbera, dove possedeva una trattoria con annesso negozio di macelleria, e una piccolaimpresa di carrettieri. Tutti i figli di Domenico Giovanni esercitarono ilmestiere di macellaio, a Serravalle S., Arquata S. e Vignole B., Ponte X, Busalla. Giuffra. Arma: d'azzurro, a due pali d'argento, attraversati da una banda di rosso; al capo d'oro caricato di un'aquila di nero(dell'Impero). (RA, anno VII, 1909,p. 659, ad vocem Giuffra; e in ASM, Araldica, Parte Antica, cartella 14).La famiglia è documentata dal Trecento, alla Biblioteca della SocietàEconomica di Chiavari, è conservata l'opera di Carlo Garibaldi, 'Delle famiglie di Genova Antiche eModerne, Estinte e Viventi, Nobili o Popolari, Delle quali si trova memoriaNegli Annalisti, Storici, e Notarj, e Scrittori Genovesi Con N° 1200 di loroArme Origine e Derivazione Ed alcuni uomini de' più illustri di quelle Conaggiunta d'altre Famiglie dell'una e dell'altra Riviera'; manoscritto intre tomi, 1791-1793, secolo XVIII, mss.3. cass. I (1-3), vol. II, pag. 1432; ad vocem Giuffra leggiamo: Antichicittadini Genovesi il di cui cognome continua. Giufrè Castello in Lombardiavicino a Castiglione 1701. 1366 Giovanni di Giuffra Q[uondam] Petridall'Atto di Guerra come in Archivio di San Giorgio. [Anno] ... Gio. diGiuffra Q[uondam] Martini [Martino] nominato dal Federici senzaanno. 1519 Guglielmo Giuffra padron d'una nave che naufragò a portoBaratta per qual cagione fu mandato a Piombino Pietro de Varsi [potrebbetrattarsi di un componente della famiglia Varsio (v.q.n.), patriziagenovese, oriunda dalla Valle del Bisagno e ascritta, nel 1528, nell'albergoCicala e nell'albergo Imperiale]. 1770 Antonio Giuffra Parroco di SantaMaria di Borgonovo di Val di Sturla, [e nel] 1791 da molti anni eraParroco di S. Maria di Nervi. Nel 1528, fautore Andrea Doria, avvenne unariforma costituzionale della Repubblica di Genova che costituiva le Compagne(nel 1414 si contavano ben 74 Alberghi divisi in 8 Compagne) in 28 Alberghi conattribuzioni similari. Le famiglie che possedevano sei case aperte [abitate] incittà, si potevano costituire in Albergo e potevano aggregarne altre che sigiuravano mutua difesa. Altresì, nelle riviere, la nobiltà provinciale, che nonpoteva costituire Albergo, conservò l'istituto della Parentella, inaltre parole del Clan (paragonato da vari autori agli alberghi genovesi e aiclan scozzesi, cfr. Giuseppe Pessagno,I banditi della Fontanabuona, 1939), formato da individui dello stessocognome 'ricalcandone' in gran parte gli usi e i costumi. (Osvaldo Raggio, Faide e parentele -lo Stato Genovese visto dalla Fontanabuona - Einaudi, Torino, 1990). Ilprof. Osvaldo Raggio nel suo studio sulla Valle Fontanabuona ha descritto inmodo convincente il ruolo politico di primo piano che le parentele hanno svoltonell'organizzazione territoriale della Repubblica genovese durante i secoli diantico regime. Esse, in periferia, sono state il referente dello Stato per lariscossione delle imposte e per l'amministrazione della giustizia criminale, mediando la gestione delle risorse locali e il controllo politico delterritorio. (Prof. Massimo Angelini,Soprannomi di famiglia e segmenti di parentela in Liguria – secoli XVI-XX,estratto dalla Rivista Italiana diOnomastica, vol. III - 1997 -, 2, p. 371). Gli studi sulla peculiaritàdella struttura familiare in Liguria, condotti dal compianto Cesare CattaneoMallone, nobile di Novi, da Giampiero Lajolo nel Ponente, e da Barbara Bernabònell'estremo Levante, hanno ben chiarito come la Parentella fossel'assetto familiare, corrispettivo dell'albergo cittadino, sviluppatosinel territorio ligure: un vero e proprio clan che gestiva comuniproprietà immobiliari, deteneva spesso un proprio sepolcreto e cappella inchiesa, aveva 'monti' o 'luoghi' nel Banco di San Giorgio, le cuirendite fornivano la dote alle spose o alle monache di famiglia e dove la vitadei singoli era spesso subordinata ai consigli dei capifamiglia. Questaaggregazione privata aveva pubblico riconoscimento, tanto che nel caso in cuiun membro della parentella si fosse macchiato di qualche delitto sarebbestato l'intero parentado a pagarne le conseguenze con multe, espropri e danniai beni immobili. […] Tale istituto poté svilupparsi in quelle aree delterritorio ligure in cui le condizioni socio-politiche erano tali daconsentirne un'evoluzione: nel Ponente, nell'area corrispondente alla Contea diVentimiglia dove, con il XIV secolo, si concludono le fortune della feudalità;nell'entroterra di Genova, ove la feudalità è assente; nella Riviera diLevante, o almeno in quella porzione corrispondente ad aree sottoposte aldominio dei Fieschi o comunque alla loro influenza e comprendente le ValliTrebbia, Aveto, Fontanabuona, Petronio e Graveglia. […] I Fieschi, continuarono ad esercitare i propri diritti signorili sui territori a lorosottoposti. Il rapporto che legò a loro le parentelle sembra spesso unvero e proprio rapporto di vassallaggio che esercitarono dalla città ovedimorarono per la maggior parte dell'anno, salvo rientrare nei propri castelliquando le vicende politiche genovesi lo imponevano. (I Fieschi tra Papato ed Impero, Atti del Convegno, Lavagna,18-12-1994 a cura di Daniele Calcagno, con prefazione di Gabriella Araldi, Lavagna 1997, pp. 367-368, all'interno de 'IlFeudo Fliscano di Roccatagliata e la gestione territoriale delle Parentelle',a cura d'Andrea Lercari). Le prime notizie riguardanti paesi dell'altaFontanabuona sono in relazione a fatti avvenuti verso la fine del sec. VI. Sisa che le terre delle Quattro Pievi: Recco, Camogli, Rapallo e Uscio, con tuttii paesi situati nelle valli di detti borghi, nonché Neirone, e Urri nelversante nord-occidentale dei monti di Uscio, per concessione dell'ImperatoreGiustiniano, divennero possesso degli arcivescovi di Milano, venuti nel 570 arifugiarsi in Genova presso la chiesa di Sant'Ambrogio, per salvarsi dal furoredei longobardi che avevano invaso la regione veneta e gran parte della pianurapadana. Da quell'epoca fin verso la fine del Medio Evo, gli abitanti di questipaesi pagavano ogni anno contributi diversi, in natura e in denaro 'proSanto Ambrosio de Mediolano'. Gli arcivescovi di Milano concessero inaffitto terre di vari paesi della Fontanabuona a diverse famiglie, nonché alcelebre monastero di Benedettini di San Fruttuoso. Questi beni ecclesiastici, più tardi detti patrimoni di San Siro, erano amministrati da gastaldi cheformavano una specie di curia che vigilava affinché le autorità laiche, rappresentate dai cosiddetti avvocati, non commettessero sopraffazioni esoprusi a danno della Chiesa di Milano. Il regime degli avvocati durò inFontanabuona e nei paesi limitrofi per vari secoli e Tribogna con tutti i paesidella pieve di Uscio, di cui fece sempre parte dall'iniziodell'evangelizzazione della Chiesa in queste zone, dipendeva dall'avvocazia diRoccatagliata. Nel sec. XII uno degli avvocati del famoso feudo della Valle diNeirone, un certo Giovanni, divise il territorio della sua giurisdizione intanti villicati corrispondenti pressappoco alle attuali parrocchie emise a capo di ciascuno di essi uomini di sua fiducia. Fra quei villicati viera anche quello di Tribonia, gli altri erano Roccatagliata, Neirone eGattorna. Nel sec. XII, quando Genova divenne essa stessa sede metropolitananon più soggetta all'arcivescovo di Milano, nacquero molte e lunghecontestazioni a riguardo delle tasse versate a Milano. Cessato il regime degliavvocati, gli abitanti della Fontanabuona nel sec. XIII non divennero subitosudditi della Repubblica di Genova se non de jure; de factocontinuarono per vari secoli ad essere governati dalle famiglie feudatariedegli Este, Malaspina, e soprattutto dai Fieschi e dai Doria che dominarono sututta la valle come feudatari fino alla metà del sec. XVI. Per le influenze diquesti feudatari di Roccatagliata, i tribognesi cominciarono a far realmenteparte della Repubblica di Genova agli inizi del sec. XVII, allora Tribogna fuunita alla podesteria di Rapallo. (DonFilippo Terrile, Tribogna com'era (1946), Rapallo 1998, pp.38-39-40-57). La Valle Fontanabuona, ove sorge Cassanesi, aveva fin dal XV sec. uno statuto giuridico, ma sostanzialmente imposto dall'esterno e inerte; la sua posizione nella podesteria di Rapallo era nella realtà ambigua edefilata. 'Terre difficili da governare'. È interessante quanto dichiarato, nel1572, da un notabile delle ville di Chiavari, David Vaccà, dottore di leggi efuturo Doge della Repubblica, che sostiene: 'il loco di Fontanabuona [è]quasi una giurisditione separata da sé' e che pertanto 'la crida[decreto] e proibitione fatta in Rapallo non astringe li homini di dettagiurisditione, che non possono essere molestati o pignorati' (O. Raggio, cit., p. 57, e nota 37: Archivio di Stato di Genova, Senato-Atti, filza1392). Anche se la Valle Fontanabuona rivendicava da sempre un'ampiaautonomia, non era tuttavia una comunità autonoma: dipendevaamministrativamente da Genova dalla fine del Trecento (R. Leveroni, Cicagna. Appunti distoria religiosa e civile, Chiavari 1912), e a fine Cinquecento era unodei sei quartieri della podesteria di Rapallo (gli altri quartieri, tuttinell'area costiera erano: Borgo, Borzoli, Amandolesi, Olivastro e Pessino); ladivisione in quartieri e cappelle, definiva le forme d'incapsulamento dellacomunità nello Stato genovese. Esisteva un'élite dei villaggi, el'universitas dei capi-casa esprimeva una propria leadership in parte autonomadai parlamenti dei due borghi e capace di dialogare e trattare direttamente colPrincipe. (O. Raggio, cit., p. 43). L'idea di un'ampia autonomia era costruita su una memoria storica, inparte patrimonio comune e in parte manipolata da parentele e 'principali'locali, che ad essa sovrapponevano una propria memoria genealogica e mitica.Un'idea di autogoverno si era probabilmente radicata nel XIII-XIV secolo nelconflitto tra i Malaspina, signori di Monleone, e i Genovesi per il possessodella valle. Dopo il 1389 Cicagna era stata anche per breve periodo sede di podesteria separata da Rapallo; poi Genova aveva smantellato il castello di Monleone e incorporato il territorio che nei secoli successivi corrisponderà al quartiere d'Oltremonte (R. Leveroni, Cicagna, cit.). Il village lignager dei Giuffra era, ed è ancor oggi, Cassanesi in Val Fontanabuona - ora frazione del comune di Tribogna - che, pare, in tempiremoti fu di proprietà della gens romana Cassia. La valle era attraversata dauna faida principale di cui erano i leader promotori i Leverone e i Foppiano, della parrocchia di S. Giobatta di Cicagna, che, a loro volta, si rifacevanoalle fazioni degli Adorno (ghibellini, alias bianchi, alias vecchi, aliasverdi) e dei Fregoso (guelfi, alias neri, alias nuovi, alias turchini). IGiuffra erano della fazione che comprendeva i Leverone, i Rovegno (checontendevano, a loro volta, ab antiquo con i Lagomarsino), i Porcella, iDe Martini, i Boitano ecc., contro i Foppiano, i Casazza, gli Arata, iBacigalupo e i Garbarino ecc. Una pace relativa, mantenuta periodicamente da truppe inviate dalla Corsica, doveva assicurare i traffici commerciali dandotranquillità alla strada che da Recco giungeva in Lombardia, e quella dallaFontanabuona per Genova. Il governo della Repubblica, alla forza, preferivausare la diplomazia dei commissari che inviava in Fontanabuona, che, moltevolte, dovevano affidarsi a Pacificator Homines. In altre parole aicapi-casa 'primari e principali', questi ultimi, erano veri e proprileader locali che, per la loro opera di pacificazione ricevevano incarichi eonori, e la grazia per eventuali banditi loro parenti o aderenti. Nei rapportiamministrativi con Rapallo i 'principali' e i capi-casa delle parentele dellaFontanabuona continueranno a richiamarsi alle 'antique consuetudini' e apratiche datate 'ab immemorabili'. A metà Seicento (caratata del1641) gli ufficiali di Rapallo lamentano ancora che gli abitanti dellaFontanabuona 'non si descrivino, né paghino avarie, né spese alcune per lepersone, come fanno gli altri d'esso Capitanato'. Le ville potevano essereunità politiche (amministrative e fiscali) indipendenti, la villa conteneval'idea di un'entità territoriale a cui una parentela dominante era legata;un'idea sostenuta in qualche caso da un mito di fondazione. (O. Raggio, cit., pp. 58-59-90 e in nota40, cap. III). I Giuffra si suddivisero in vari rami, mantenendo la parentelatra questi con matrimoni endogami, celebrati tra i vari rami Giuffra, o con iRovegno e i Cuneo parentelle a loro alleate, e, più tardi, anche coiGarbarino. Le principali linee sono: Giuffra 'del Palazzo' (poichéproprietari di una casa-forte che veniva anche usata per ricevere irappresentanti della Repubblica), 'della Cappella' (poiché eressero unacappella all'Immacolata Concezione, ora in rovina e inglobata nell'abitato, cheper un certo periodo servì Cassanesi per le funzioni religiose), 'deiMontanari' da cui discendono i Gifra, 'degli Stefani'(Steanolli), di Travilla, di Rietta ecc. I quondam Giacomo (chedeve essere considerato il capostipite dei due rami Cappella e Travilla),fondarono, nella Parrocchiale di Tribogna, intitolata ai S.ti Martino ePantaleo, un sepolcreto familiare a botola pavimentale (riservato ai maschi, edancora visibile) con intorno la scritta: 1794Pro Heredibus Q. Iacobi Givfra. Nell'Atto Notarile rogato nel 1571 persancire la pace di Casanova (alla presenza del feudatario di quel luogo, marchese Marcantonio Malaspina), tra i rappresentanti di quindici parenteledelle podesterie di Recco e Rapallo e dei feudi imperiali, troviamo le maggiorifamiglie della Val Trebbia e della Val Fontanabuona. La pace successivamente fu ratificata dalla Repubblica di Genova, vi figurano i capi-casa delle famiglieCorsiglia, Drago, Giufra e Sciutto (Archivio di Stato di Genova Filza 1455, Senato Atti, Doc. 41). I primogeniti erano privilegiati nella successione rispetto ai figli cadetti che si davano al sacerdozio (contiamo ben sei rettori o parroci discendenti dalla branca Giuffra/Cappella, e uno da quella Giuffra/Travilla, più un Antonio, tratto dal ms. di Carlo Garibaldi citato), o dovevano adoperarsi per creare la loro fortuna. Don Matteo Giuffra (n. 19-9-1740 † 28-4-1817) di Giobatta, da Tribogna del ramo detto 'della Cappella', parroco di Borgonovo presso Borzonasca dal 1772 al 1778, in seguito parroco di Tribogna dal 1778 al 1817, anno della sua morte. L'Abate Geronimo Durazzo, donò 90 lire al parroco di Tribogna Matteo Giuffra per dotare la casa canonica di quattro finestre convetri. La spesa totale fu d'ottanta lire. Don Matteo lasciò scritto: 'Lalampada per l'altare di Sant'Antonio fu data al governo in tempo della guerrade' francesi e patrioti in Italia 1798, 1799, 1800; così comandando, né qualianni furono le chiese tutte spogliate de sagri arredi e resi i popoli allamiseria per le gran tasse che facevan a possidenti e per la disubbidienza deicoscritti che non volevano andare alla guerra, ed andandovi disertavano, permezzo dei guernizzeti che mandavano a discrezione per li rispettivi comuni; afame peste et bello libera nos Domine…'. Nel breve periodo della RepubblicaLigure anche la tranquilla Tribogna subì angherie e sopraffazioni d'ognigenere, il parroco Don Matteo dovette allontanarsi per lasciare il posto ad uneconomo e nel 1797, l'anno I della Libertà Ligure, il cittadino Gio-BattaFelice Garbarino a nome del popolo di Tribogna dovette pagare al cassieredell'amm.ne centrale di Recco la somma di £ 300 'per ordine del Governoprovvisorio'. Pochi anni più tardi, sotto Napoleone I Imperatore, con lo stessodenaro del popolo, ossia della chiesa, il parroco Giuffra, tornato al suoposto, doveva pagare la tassa di £ 17,40, per soldati stanziati costì e persoldati refrattari. (Don Filippo Terrile,Tribogna com'era - 1946 -, p. 51-52). Altro Don Matteo (II)Giuffra (n. 13-4-1775 † 18-3-1842) di Onorato, (nipote del precedente), sempredi Tribogna, fu parroco di Pian dei Preti dal 1808 al 1836, in seguitotrasferito a Gattorna. Don Matteo II, nel 1804, aveva costruito all'estremonord della borgata di Cassanesi una cappella intitolata all'Immacolata Concezionedove celebrava ogni festa. Don Giovanni Battista Giuffra (n. 9-2-1765 †8-2-1885) d'Angelo Maria (fratello del futuro canonico Don Luigi), esercitò ilsacerdozio a Cassanesi nella Cappella di giuspatronato intitolataall'Immacolata Concezione, fondata dai Giuffra. Solamente nel 1935, periniziativa del parroco Don Alessandro Capurro, si costruì un nuovo tempiointitolato a Cristo Re, dopo aver avuto in dono il terreno dagli eredi diGiacomo Giuffra, sulla strada che porta da Cassanesi al capoluogo Garbarini, ossia Tribogna. Don Luigi Giuffra (n. 17-3-1769 † a Genova Carignano)d'Angelo Maria, fu Canonico in S. Maria Assunta di Carignano a Genova, nel1824. Don Giuseppe Giuffra (n. 21-8-1805 † 3-2-1902) da Tribogna, figliod'Antonio, ordinato sacerdote a Genova nel 1836 dall'Arcivescovo CardinalePlacido M. Tadini, rettore di Tribogna dal 1840, rinunciò nel 1898 (anno in cuil'arcivescovo Tommaso Reggio elevò la parrocchia al grado di prevostura) e siritirò nella sua villa sulle alture d'Aveno dove morì, quattro anni dopo, allaveneranda età di 97 anni. Don Gaspare Giuffra, di Benedetto, di Giacomo(n. 22-3-1744 † 1824), fu parroco di Neirone dal 1772 al 1774, poi trasferito aSan Martino di Noceto (Rapallo). Don Domenico Giuffra di Matteo (n.21-3-1863 † 1941 - che il Grillo, p. 234 scrive erroneamente Giuffrà),ordinato sacerdote nel 1885, fu Prevosto a San Marco d'Urri (Neirone) nel 1888.Don Antonio Giuffra, nel 1770, era Parroco di Santa Maria diBorgonovo di Val di Sturla, e nel 1791 era da molti anni Parroco di S. Maria diNervi. I sacerdoti erano un elemento fondamentale della élite locale;costituivano un gruppo [casta] con forti tradizioni generazionali (zio-nipote),la loro autorità dipendeva sia dai privilegi di foro sia dalla forza del loro parentado.Per una parentella, l'ascesa di un loro sacerdote alla cura dellaparrocchia assicurava anche la possibilità di costituire un patrimonio in terreesente da prelievo fiscale. La parrocchia non costituiva uno spaziod'unanimità; era anch'essa una posta in gioco nei conflitti locali, uno spaziopubblico in cui le parentele rappresentavano cerimonialmente il loro prestigioe peso politico (O. Raggio, cit.,pp. 237-238). Fino al 1814 la casa canonica del parroco di Tribogna fu anche lasede municipale, in quell'anno fu nominato sindaco Michele Rovegno, residentenella frazione d'Aveno dove fu affittata, per £ 10 annue, una piccola casa cheservì da municipio finché il Rovegno rimase sindaco. Antonio Garbarono, succeduto al Rovegno nel 1820, la sede comunale fu trasferita alla frazioneGarbarini fino al 1824, anno in cui l'autorità superiore designò a sindaco unresidente di Piandeipreti Biagio Bacigalupo, la sede comunale rimase di fattoin quella frazione fino al 1880, anche quando a sindaco veniva scelto qualcheGiuffra della non lontana frazione di Cassanesi, anzi, quando il sindaco era diquesta borgata, i municipi diventavano due: una per le adunanze del consigliocomunale nell'abitazione del sindaco Giuffra, e l'altra per le riunioni dellagiunta e per comodità del pubblico. Così troviamo nei libri di statistica diquei tempi che fra i comuni del circondario di Recco il nome di Tribogna èaddirittura sostituito con quello di Piandeipreti. Nel 1880 gli abitanti dellefrazioni d'Aveno e Garbarini (detta ab antiquo Tribogna), dopo unarichiesta governativa sull'andamento della vita comunale, riuscirono ariconquistare il primato su tutto il Comune, mediante la divisione d'esso incinque frazioni e l'assegnazione d'otto consiglieri comunali ad Aveno (5) e Garbarini(3), e della suddivisione degli altri sette fra Piandeipreti (3), Cassanesi (3)e Bassi (1). Nel 1881, il nuovo prefetto di Genova non aveva ancora approvatoil trasloco della sede comunale a Tribogna/Garbarini, la giunta municipalepresentava ricorso al Re Umberto I di Savoia ottenendo finalmente che ilmunicipio si fissasse alla frazione Garbarini dov'è tuttora (Don Filippo Terrile, cit., p. 59). Èdegna di nota l'identicità della morfologia araldica, riscontrata negli stemmi Giuffra(a parte il capo dell'Impero), e Giuffrè, quasi a significare comuneorigine – una brisura? –, molto probabile, ma questo non è ancora provato condocumentazione, anche se autori la attestano, forse basandosi sull'assonanzadei due cognomi. Però, a prescindere dall'etimologia, sussistono versionidifferenti sull'origine del cognome, una afferma che Giuffra era l'antico nomedi un quartiere di Genova (cosa che non ho ancora potuto riscontrare), l'altra, di memoria popolare, addirittura sostiene che, anticamente, i Giuffra sichiamarono Giestraro, Genestraro, o Zenestraro, perònessuna fonte ne fa menzione! Fatto sta che il Garibaldi registra nel 1366Giovanni di Giuffra qm. Petri. Per l'etimologia del cognome Giuffra, siveda alla voce Giuffrè.Tratto da: Vittorio GIFRA, L'Araldo, Traverso Editore 2002.
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